Salvatore Iacopino | Dialetto calabrese di Palizzi.
Dialetto. palizzi. calabrese.
2703
post-template-default,single,single-post,postid-2703,single-format-standard,ajax_fade,page_not_loaded,,qode_grid_1300,footer_responsive_adv,transparent_content,qode-theme-ver-13.8,qode-theme-bridge,disabled_footer_bottom,wpb-js-composer js-comp-ver-6.5.0,vc_responsive

Dizionario palizzitanu

Dizionario palizzitanu

Breve dizionario di termini palizzesi che stanno cadendo in disuso o che rischiano di svanire dalla memoria di chi come me, vivendo altrove, non ha più una frequentazione quotidiana con il dialetto originario.

Premesso il carattere amatoriale del documento (che quindi non ha alcuna pretesa scientifica), per quanto mi riguarda, la motivazione è esclusivamente sentimentale: recuperare in un breve elenco quei termini dialettali che utilizzavo e sentivo utilizzare a Palizzi negli anni ’70, quando ragazzino andavo firriàndu per i vicoli del Paese. Nel presente elenco non figurano quindi parole antiche, il cui uso si era già perso in quegli anni, né le tante parole di evidente derivazione latina, quindi molto simili all’italiano, né quelle che si sono successivamente imposte, sotto la minaccia della lingua italiana, facendo sì che termini come forchetta, insiemi, nominari, ecc. andassero a sostituire gli originari broccia, anìti, muntugàri. Per gli stessi motivi (desiderio di privilegiare l’evocazione di ricordi e sentimenti personali), alcuni termini non figurano nelle modalità consuete del vocabolario, ma ad es. sono riportati al plurale anziché al singolare oppure di un termine si riporta l’aggettivo e non il sostantivo (così, potrebbe non figurare “Tùlupu, termine a Palizzi poco usato, ma ci sarà l’aggettivo “Ntulupàtu“). Dal punto di vista formale la maggiore difficoltà risiede forse nell’ortografia (e la mia – oltre a non essere scientifica ma basata piuttosto su forme ortografiche simili al parlato – non è ovviamente esente da errori, specie nell’uso delle doppie a inizio parola), quindi ben vengano suggerimenti e correzioni. Le definizioni sono state scritte di getto senza grande attenzione quindi suscettibili di spiegazioni migliori e più pertinenti. Un approfondimento di tipo etimologico sarebbe auspicabile, ma fuori dalle mie competenze (ho inserito solo alcune derivazioni, tra le più note).

Grazie alla collaborazione e ai suggerimenti ricevuti in rete da alcuni amici palizzesi, il presente elenco include oggi poco più di 400 parole. Ma si tratta di un lavoro ancora in corso.

 

 

A

 

Accia

sedano

Acquazzina

rugiada, brina, a volte anche pioggerellina.

Addritta (A dritta)

in piedi, all’impiedi.

Aguànnu

quest’anno

All’intrasàttu

di colpo, all’improvviso. L’originario articolo (al) si è ormai legato alla parola (intrasattu).

A’mmuzzu 

a casaccio

Ancòddhu

addosso (anche “d’ancòddhu”)

Anìti

insieme (domani jamu anìti nto paìsi!)

Armacèra

muro a secco utilizzato per limitare fondi vicini o come argine a un corso d’acqua, più frequente, per contenere il terreno nella coltivazione dei terreni scoscesi (dal greco ermakìa).

Àspitu

serpente velenoso; rappresentato come un animale quasi immaginario, particolarmente cattivo e dall’aspetto pauroso; in senso figurato, indicava una persona particolarmente violenta, dal carattere velenoso (si jiettàu cuntr’a mmia comu a n’aspitu!)

 

 

 

 

B

 

Baciùrra

lampada da comodino

Bagghjolu

secchio, catino.

Bagnaròla

grande bacinella

Ballatùri

ballatoio, il pianerottolo della scala dal latino ballatorium;

Bàrda

sella

Bbriscìri

spuntare l’alba

Bèrtula

contenitore di tessuto con due tasche cucite alle estremità, che posta a bilancia sulla spalla del contadino era utilizzata per la semina; ma anche per il trasporto di frutta e simili.

Birbiàri

balbettare

Bròccia

forchetta (forse dal francese “broche”, spiedo)

Bucalètta

caraffa (da Bucàli)

Bucàli

boccale (dal greco baukalion)

Buccerìa

macelleria

Bucìssiu

cespuglio

Buffa

rana  (buffa boìna specie di rana particolarmente grande e dalla pelle molto dura)

Buffètta

tavolo in legno da cucina, talvolta anche mobile da cucina

Bugghjutèddhu

(o musulupu) tipo di formaggio.

Bumbulèddha

tradizionale contenitore in terracotta per l’acqua

Bùrza

tasca

Bovalàci

lumaca

Buvàtta

scatola di latta, solitamente quella dei pelati

 

 

 

 

C

 

Cacanòzzuli

feci a palline o a forma di nocciolina, tipiche delle feci caprine

Càia

piagha

Calandrùni

bell’uomo, grande e di fisico possente (dal greco kalòs, “bello” e andros, “uomo”)

Càlia

ceci abbrustoliti

Calandrèddhi

calzature primitive fatte con la pelle delle vacche o altri materiali di fortuna

Cambarùni

erbacea (di cui non conosco il nome scientifico), che cresce spontaneamente nelle nostre campagne; i suoi rami secernono un liquido bianco lattigginoso.

Cannaròzzu

gola, ma più specificamente, il pomo d’adamo.

Cannarìni

gola

Cantáru

quintale (dall’arabo qantār)

Capinta

bastone dalla cima ricurva

Capìzza

redini

Carcagnu

tallone

Carcarazza

gazza

Cardara

caldaia in rame per cucinare

Carduni

carciofini selvatici pieni di spine

Carrabòmpulu

tartufo

Carravuci

pianta commestibile molto diffusa nel territorio di Palizzi

Carriàri

trasportare a fatica

Carzi

pantaloni

Càscia

cassa

Cascittuni

detto di persona o cosa messa male

Caterinèddha

coccinella

Catòju

locale tipo cantina per deposito sotto casa (da katogheion, porcile, stanza bassa)

Catrìchi

trappole, tranelli (tu si bonu sulu pe’ jarmàri catrìchi!)

Cavulicegghja

erbe di campagna commestibili

Ccattàri

comprare

Ccattiàri

guardare di nascosto

Ccettu

in origine indicava quella piccola apertura nella parte alta di una porta, attraverso cui solitamente si introduceva il braccio per fermare la porta al montante. In seguito il termine Ccéttu è passato ad indicare generalmente l’imposta di una finestra.

Cchètta

taglio, ferita, ma anche asola

Cchjappàri

litigare; ma anche acchiappare, catturare.

Cciuncàri

fare male, ferire (mi cciuncài, mi sono fatto male)

Ceramìta

tegola (dal greco keramidion)

Ceràsa

ciliegie (dal greco kerasos, ciliegia)

Cerasàra

ciliegio

Ciancianèddu

sonaglino, campanellino

Ciaramèddha

zampogna

Cicculatèra

macchinetta del caffè, fatta di lamiera o di rame.

Cìciri

ceci

Cìnniri

cenere

Ciuncu

storpio

Citoiàri

lett., diventare acido; nella forma “citiàri” prendersi d’ira, (Mi fici i mi citìu u sangu!).

Cocciu

piccola quantità di qualcosa, chicco, granello, acino. Si diceva cocciu anche il piccolo foruncolo e cose affini.

Còfana

cesta di vimini o di liste di castagno

Cofanèddha

piccola cesta utilizzata per trasportare per lo più frutta

Comòra

 (accomòra,  pe ‘ccomòra) per ora, a quest’ora, per il momento

Conca

oggetto di legno di forma rotonda per appoggiare il braciere

Conzàri

sistemare, preparare.

Coppìnu

mestolo da cucina

Cornèddha

peperoncino (plur.)

Cozzicatùmbulu

capriola

Criànza

educazione

Cricòpa

albicocca

Cridènza

1) pensile da cucina (per conservare l’olio, la farina, il pane, ecc.);  2) credito, prendere qualcosa “a cridenza” ossia con l’impegno di pagare in futuro.

Crivu

setaccio

Cròccu

uncino

Crucitti

sono i fichi secchi che si riempivano con noci ,scorza di mandarino

Cúcuddhu

grandine (dal greco κούκουλλου)

Cuddhurèddhi

ciambelle di pasta frolla. (Cudduri o Cudduraci dal gr. Κουλούρι Κουλουράκι (kulluri kulluraci) con la palatalizzazione di L in D

Culatùri

strumento usato per recuperare l’ultimo vino dalla fezza’

Cumbògghju                          

coperchio

Curcogghiu

nocciolo della frutta

Curcùcia

frattaglie di maiale residuate dalla preparazione delle frittole

Currìa

cinta dei pantaloni

Curùna

pezzo di stoffa arrotolata sulla testa per facilitare il trasporto di contenitori pesanti

Cusculiàri

rompere, mandare in mille pezzi.

Cúscussu

pastina piccola (dall’arabo kuskus)

Custurèri

sarto per uomo

Cutèddhu

coltello

Cutra

coperta

 

 

 

 

D

 

Ddhumàri

accendere (dal francese allumer)

Ddimurari

ritardare, tardare, prendere tempo (E quantu ddimurasti, ‘sta vota? E quanto tempo ci hai messo?)

Ddubbàri

saziare, abbuffare

Dinocchju

gionocchio

Dijùnu

digiuno

Dubbràri

zappare lo stesso terreno per due volte.

Dunniàri

attardarsi, prendersela comoda, perdere tempo.

 

 

 

 

E

 

 

 

 

 

F

 

Farcigghjuni

falcetto

Fardàli

grembiule

Fascèddha

contenitore per la ricotta

Fetùsu

sporco, sudicio. In senso figurato, qualcuno con un caratteraccio, inaffidabile

Ficaràzzu

fico d’india (il frutto)

Fìddhiári

strappare le erbacce  dannose dalla vigna

Fiddhìttu

animaletto vispo e curioso.

Filettu

schiena

Firriàri

andare correndo  (aundi vai  firriàndu?)

Forgia

bottega del ferro battuto

Frìttuli

piatto tipico fatto con le parti di scarto del maiale

Folèa

nido (dal gr. Φωλέα)

Forcina

molletta per capelli

Fraca

fiaccola

Fratta

blatta

Fujùna

faina

Furcali

tridente

 

 

 

 

G

 

Gaddhinàru

pollaio

Gaddhùni

piccolo torrente di montagna

Gangàli

mento

Gassarijàri

sprecare

Gazzàna

armadietto con mensole ricavato all’interno di una parete

Gebbia

vasca di conservazione dell’acqua utilizzata per l’irrigazione (dall’arabo jabh, cisterna)

Ghjòmbaru

gomitolo

Giannèddha

girino

Grancàri

intorpidire, irrigidire, quasi paralizzare; detto in particolare di un arto o parte del corpo irrigidita (mi “grancàru i gambi!) 

Grasta

vaso di terracotta.

 

 

Grattacàsu

grattugia

Guddha

capra sprovvista di corna

Gùgghja

ago

Gùgutu           

gomito

Guní

monte, (dal gr. Βουνί, B pronunciata V, quindi Vuní);  a Palizzi ha valore toponomastico

Gurna

pozza d’acqua, buca piena d’acqua

Gurnàli

grande pozza d’acqua lungo i torrenti

Gùrru

voglia, desiderio, attitudine, aspettativa (Oh figghjoli, chi gurru chi vi vinni cu stu dizionariu!) (E’ non daju gurru com’a vùi!)

Guta

dolce tipico pasquale con uovo intero intrecciato all’impasto. Altrove pronunciato “Nguta”

 

 

 

 

H

 

Hjastìma

bestemmia (altri scrivono con il trigramma “Chj” (Chjastìma), ma la pronuncia aspirata che usiamo a Palizzi, ritengo debba essere resa con il digramma “Hj”)

Hjauriàri

annusare

Hjàuru

odore

Hjuhjatùri

utensile per soffiare ed accendere il fuoco

 

 

 

 

I

 

Iampràri

stendere, solitamente detto per i panni

Ièrrimu

randagio, ramingo.

I’lici

elce

Iritàli

ditale

 

 

 

 

J

 

Jarmàri

causare liti (Jarmatàru: colui che tende a causare liti e questioni (sempri chi jiarmari!)

Jinchìri

riempire

Jinèstra

ginestra

Jermànu

qualità tradizionale di segale

Jìmbu

gobba

Juntàri

saltare

 

 

 

 

L

 

Làmia

copertura a volta all’ingresso delle abitazioni

Lapis

matita

Lèfrenda

biscia di fiumara

Lefritùni         

biscia di grandi dimensioni

Leggiu

adagio, adagio.

Límacu                       

terreno melmoso

Lìmba

vaso di argilla dove si lavavano i piatti (usato anche come piatto grande e fondo).

Lippu

voce dialettale per indicare principalmente quella specie di muschio, che ricopre, come un sottile velo verdastro, le superfici bagnate (i sassi nei torrenti o gli scogli nel mare). Il termine “lippu” sembra derivare dal greco lepìs, che voleva dire involucro, scorza o squama. Nel corso del tempo il significato si è evoluto e ha preso a indicare appunto quella sottospecie insolita di “corteccia”, che anziché rivestire gli alberi ricopre le aree in prossimità dell’acqua.  A Palizzi il termine “lippu” era anche usato per indicare quella sottile pellicina che si crea sulla superficie del latte riscaldato.

Lìsi

pianta (lisàra) di felce selvatica tipica di Palizzi

Litrarìa

pigrizia

Llartiriàri

arrabbiarsi, innervosirsi

Llatriàri

allagare, bagnare abbondantemente

Lliffari

lisciare, truccare, ravvivare i capelli; (Abbàca mi ti lliffi e fai cannola, lu santu che di marmuru non suda!)

Lumèra

lucerna ossia lampada a combustibile liquido, per lo più minerale o vegetale (Quandu stuti a lumèra simu tutti i’ na manèra!)

 

 

 

 

M

 

Magàgnu

tipo di zappa

Magulà

parotite

Magulu

guanciale

Maìddha

contenitore in legno rettangolare dove si impastava la farina per il pane o prodotti dolciari.

Mandalàru

bloccaporta, chiavistello per portoni e imposte di legno

Mandáli

chiavistello

Mangiasùmi

prurito (cu non si gratta cu li so mani, non ci passa la mangiasùmi!)

Manìcula

cazzuola

Mappìna

strofinaccio usato in cucina come asciugapiatti

Márgiu

terreno incolto (dall’arabo marğ)

Marrùggiu

bastone usato come manico di attrezzi quali la zappa e simili.

Marvìzza

tordo (dal francese mauvais)

Mascìddha

ascella

Mazziàri

sfibrare la ginestra con pietre

Mbarrari

saziarsi, mangiare comodamente

Mbattiri

accadere, succedere, occorrere (Ah chi mi ndavìa a ‘mbattìri a mia!).

Mbiveràri

dare acqua alle piante o irrigare orti e giardini

Mbiverùni

brodaglia con resti e scarti alimentari, usata come cibo per i maiali

Mbrahgàtu

che ha perso l’intensità della voce; affetto da raucedine

Mbramàri

bramare, muggire

Mbròsicu

rospo

Mbruscuniàri

disordinare, mischiare, fare le cose senza cura.

Mbuddhagghju

tappo

Mbuddhàri

tappare

Mbuddhuriàri

aggrovigliare, imbrogliare.

Mbumbulùni

bernoccolo

Mburrari

urtare, cozzare

Mbuscàri

guadagnare qualcosa, ma anche prendere delle botte, essere picchiato

Mbutèddu

imbuto

Mèddhisa

ape (dal gr. Μέλισσα )

Meddhisserìa

alveare

Medùdda

cervello

Menzanèddha

unità di misura agricola

Mìlinga

tempia

Milogna

tasso

Mínna

mammella

Miscitiàri

rovistare

Mmendulàra

mandorlo

Mmórzu

pezzo (dal francese morceau)

Mmucciareddu

gioco del nascondino

Mmucciàri

nascondere

Mpannizzàtu

stropicciato (‘ssa maglia si fici nu pannizzu!)

Mpaticàri

pestare con i piedi

Mpiciàta

tela impermeabile, incerata

Mpìsu

appeso, impiccato, ma anche in stato di sospensione, attesa, incertezza (Mi dassasti mpìsu tutta a jornata!)

Mprascari

imbrattare (mprascàtu: sporco, imbrattato)

Mpurrìri

  marcire (mpurrùtu: marcio)

Muccatùri

tipo di fazzoletto che fungeva da copricapo femminile (dal catalano mocador)

Muddhùra

cielo  coperto

Mundéddhu

misura per aridi, pari a 6 kg (dall’arabo mudd)

Muntaròzzu

dosso, montagnetta

Muntugàri

nominare

Munzeddhu

Mucchio, insieme di cose (dal francese moncel)

Munzidda

patina nera lasciata dal carbone/legna.

Murga

sedimento dell’olio.

Murra

gregge; in senso figurato un insieme di persone o animali, assembramento

Muscagna

capelli pettinati all’indietro

Mussatùni

malrovescio (ti votu nu mussatùni….)

Musulúpu

tipo di formaggio, altrimenti detto: bugghjutèddhu (dall’arabo  maslūc)

Muzzafràta

lucertola

 

 

 

 

N

 

Nàca

culla (dal greco nàke)

Nncagnàtu

offeso

Nchjanàri

salire

Nchjanàta

salita

Ncignàri

incominciare

Ncugnàri

spingere

Ncurtitùra

scorciatoia

Ndunàri

accorgersi

Ndrupàri

avvolgere, ma anche imbrogliare.

Ngagghia

fessura

Ngarràri

afferrare  (si ti ngarru ti conzu p’e festi!)

‘Ngìddha

anguilla

Ngiùria

soprannome (diverso quindi da ingiuria, nel senso comune di offesa intenzionalmente arrecata all’onore altrui).

Ngruppàri

strozzarsi (quando un boccone rimane in gola)

Ngunàgghia

inguine

Ngurnàtu

bagnato

Ngusciàri

lamentare

Nimalosìmi

stupidaggine

Nnacata

dondolio; detto in particolare della camminata con una certa cadenza.

Nnasiari

provare disgusto

Nníco

piccolo (dal gr. νήπιο neonato/bambino piccolo).

Nnòcca

fiocco, ma anche, più genericamente, nodo.  

Ntamàtu

chi si dimostra incapace di pronta e autonoma decisione. Poco cresciuto a causa di eccessive cure da parte dei genitori

Ntìsa

udito

Ntìva

muro a secco

Ntontarùtu

intontito

Ntorciniàri

attorcigliare

Ntulupàtu

aggrovigliato, affine a Ndrupatu (comu ti ntulupasti?)

 

 

Nuzzu

tacchino

 

 

Nzavanátu

vestito in maniera disordinata (Sávano , dal gr. tard. Σάβανο lenzuolo per avvolgere i morti)

Nzivàtu

unto, oleoso

Nzòlia

uva bianca usata per la vinificazione, con una buona resistenza alla siccità estiva, molto diffusa a Palizzi.

Nzùddha

biscotto dalle forme svariate

Nzurfaràri

trattare con lo zolfo le viti (tra fine aprile e inizi maggio) per proteggerle soprattutto dalla peronospera   

Nzuvaràtu

intorpidito (si dice, in particolare, di un arto addormentato, privo di sensibilità, con formicolio). 

 

 

 

 

O

 

Orbu

cieco

 

 

 

 

P

 

Paddhècu

rozzo (dal greco pidekos, babbuino)

Pampula

bolla, vescichetta che si crea sulla pelle dopo una scottatura

Panàru

cestino

Panìculu

pannocchia di mais

Pannizzu

pannolino

Parinchìri

riempire (lo stesso che “jinchìri”)

Perciàri

forare (dal francese percer),  perciàtu: forato, bucato

Persicàra

pesco

Petrusìnu

prezzemolo (dal greco petroselinon)

Pettinissa

ferma capelli

Pezzara

stuoia

Pica

ghiandaia

Pichèlla

tipo di zappa

Pignata

pentola per cucinare sul fuoco vivo

Pìgula

rapace notturno; si dice anche di persona che sentenzia disgrazie

Pinnulàri

ciglia

Pipituni

uccello notturno simile all’upupa; in senso figurato, il termine era usato per indicare una persona sciocca, stupida, di limitate capacità intellettive

Pirara

pero

Pirùni

bastoncino di legno

Pirunèddhu

bastoncino di legno usato per tappare il buco fatto nelle botti per spillare e assaggiare il vino (anche spinnozza).

Pitacùni

piccolo; invariante nella forma plurale: i pitacùni

Pittàra

fico d’india (la pianta)

Pittèddha

pizza bianca

Portugàllu

arancia

Praca

a) roccia piatta e liscia di grandi dimensioni, solitamente su terreno scosceso; b) lastra sottile di pietra, che,  tenuta sollevata con un legnetto su una fossetta del terreno, serviva a catturare gli uccelli.

Prèscia

fretta (A gatta presciaròla faci i gattareddhi orbi!)

Pretàli

mezzelune di pastafrolla ripiene di frutta secca, vino cotto e fichi

Projinàru

però selvatico, i cui piccoli frutti danno un ottimo distillato d grappa.

Prunàra

pruno

Puddhèddha

gallinella

Puddhìa

termine generico per indicare gli uccelli (sing. puddhìu)

Puddhicinèddhu

pulcino

Puma

mela

Putìhga

bottega, solitamente quella di generi alimentari

 

 

 

 

Q

 

Quatraru

ragazzo

 

 

 

 

R

 

Rahguddhiàri

russare

Rapìnu

falco

Ràsula

striscia di terra abbastanza grande e pianeggiante

Recìna

uva

Rèschia

lisca di pesce

Rìhgunu

origano

Rinàli

vasino da notte

Rincriscìri

annoiarsi

Ròina

arnese per tagliare gli zoccoli ad asini e  muli

Rrambàli

persona molto stupida

Rrahgàri

stancarsi ( “rrahgàsti quantu ‘i fai du’ scaluni!)

Rribba

bagnasciuga

Rrina

sabbia

Rringàri

condurre gli animali al pascolo

Rrivolàri

buttare via

Rrùmbula

trottola

Rrumbulàri

cadere ruzzolando

Rrùnca

specie di falce ma con la lama più larga

Rrussigghjàri

risvegliare (Rrussigghjàtu, risvegliato)

Rruvàci

contenitore di legno per il trasporto dell’uva con l’asino

Ruga

via o spiazzo davanti casa

Rugnùni

reni

Ruvettu

cespuglio di rovo

 

 

 

 

S

 

Sacchetta

tasca

Saccoràfa

ago grande per cucire i materassi e i sacchi

Saiettuddhi

pianta commestibile molto diffusa nel territorio di Palizzi.

Saìmi

strutto

Salamìda

geco

Salaturi

vaso di coccio, cilindrico, con due manici, usato per mettere “sotto sale” vari alimenti (acciughe, olive). A volte anche per mettere in salamoia alcune carni di maiale.

Sambulu

fessacchiotto

Sangiuvanni

rapporto che si stringe fra due persone che diventano compari o comari, prevalentemente in derivazione di battesimi, cresime, testimoni di nozze

Sarvètta

tovaglio

Sbarrogàrsi

spaventarsi, avere paura (Mi facisti i’ mi sbarrògu!) o avere eccessive preoccupazioni (E bonu, dai, non ti sbarrogàri!)

Sbilencu

fuori di testa

Sbilunari

uscire di senno dopo una grossa arrabbiatura

Scalafàsciu

espressione di meraviglia

Scárda

scheggia di legno (dal francese escarde)

Scarfògghji

foglie secche usate anche per riempire i materassi.

Scatturu

scarabeo

Sceccu

asino

Schettu

scapolo (u megghju malandrìnu era eu quand’era schettu, ora mi maritài e diventai nu catalèttu)

 

 

Schiantarsi

prendersi di paura (lo stesso che “spagnarsi”)

Schìcciu

sorgente d’acqua naturale

Scialàri

gioire, divertirsi

Sciamàrru

piccone

Sciamparàtu

sciatto, malandato, disordinato

Sciarra

litigio, lotta

Sciarriàri

litigare

Scìfu

trogolo di pietra usato come mangiatoia per i maiali (dal greco skyphos, coppa)

 

 

Scìrpiti

cianfrusaglie, oggetti inutili.

Scirubètta

specie di granita fatta con la neve e con l’aggiunta di vino cotto o caffè

Sciunètta

accetta

Sciuppàri

strappare

Scorciari

graffiare o graffiarsi

Scrinia

riga dei capelli 

Scrìsa

ortica

Scoppuluni

colpo dato con la mano aperta sulla parte posteriore della nuca

Scorcicòddhu

schiaffo molto forte, sberla

Scotulàri

scuotere, sbattere

Scrupìu

assiuolo

Sdillabbràtu

di tessuto che si è lasciato andare (stu maglioni si sdillabbràu), il contrario di infeltrito

Sdunàri

intestardirsi (e chi ti sdunàu ora?), ma anche provare fastidio per qualcosa (ma comu mi sdùna sta cosa!).

Sdirrupàri

cadere rovinosamente (come precipitando in un dirupo)

Secri(a)          

tipo di verdura

Sgarrári

  1. sbagliare, mancare in qualcosa, non osservare un dovere (dal catalano esgarrar);
  2. strappare con forza

Siddhiàri

1) arrabbiarsi (mi fascisti i mi siddhìu!; 2) annoiarsi (mi siddhiài standu fermu);      

Simána

settimana (dal francese semaine)

Simpétturu

consuocero

Singa

linea

Spagnàrsi

avere paura (lo stesso che “schiantarsi”), probabile retaggio della dominazione spagnola.

Spasulàtu

Povero disgraziato, privo di mezzi e di denaro

Sperdìri

dimenticare (mi sperdìa i fazzu ddhu lavuru!)

Spìddhissa

scintilla 

Spinnozza

bastoncino di legno usato per tappare il buco fatto nelle botti per spillare e assaggiare il vino (anche detto

Spìtu

spiedo

Spolissàra

specie di ginestra molto spinosa con fioritura profumata e dal colore giallo intenso

sputazza

saliva

Ssicutàri

mandare via qualcuno, allontanare (solitamente rivolto agli animali)

Stàbbiu

letame,concime naturale

Stigghioli

budella del capretto.

Stimperàri

lanciare con violenza

Stráci

cocci di pietra, più propriamente di creta

Stracòzza

tartaruga (dal greco “òstrakon, coccio)

Stratìa

bilancia usata dai macellai

Stróffa

piccolo cespuglio

Stroppicàri

inciampare

Stròsciulu

oggetto senza valore

Suricàra

trappola per topi

Suriciorbu

talpa

 

 

 

 

T

 

Tahgarèddha

piccolo cesto

Tambútu

bara (dall’arabo tābūt)

Tappìni

ciabatte

Tavàrca

testiera del letto

Tigànu

pentola, tegame (dal greco tèganon)

Tignùsu

calvo, pelato

Tìmpa

pendio, dirupo

Tirettu

cassetto

Trappìtu

locale deputato alla frantumazione e macerazione delle olive (dal gr. Τραπητόν pigiato da τραπέω pigiare)

Tripòdi

treppiede di ferro del focolare, sopra cui si appoggiava il recipiente per la cottura degli alimenti (dal greco τριπόδιον)

Trípu

buco (dal greco τρύπη)

Trispitu

cavalletto in ferro

Tròzzula

pezzettini (Si ficiru trozzula: si sono fatti a pezzi, nel senso di “hanno litigato aspramente”; oppure Chi mi ti facìvi trozzula e moddhìchi!).

Trùgghju

persona grassottela, in carne, panciuta

Tumpulùni

schiaffo

Túmunu

tomolo, unità di misura (dall’arabo tumn)

Tuppu

acconciatura femminile, fatta da una lunga treccia raccolta sulla testa e fissata con dei fermagli

Tùpulu

groviglio

 

 

 

 

U

 

Unchjàri

gonfiare

Upparamài

esclamazione di meraviglia

Urdicari

esagerare nel bere

 

 

 

 

V

 

Vaiàna

baccello (di piselli o fave)

Vinèddha

viuzza, vicolo

 

 

 

 

Z

 

Zafattoiàri

trafficare, cercare qualcosa 

Zàmbaru

persona che non sa di niente, di poco valore

Zargàra

qualcosa di molto amaro (esti zargàra ‘stu cafè!)

Zargariàri

dannarsi per qualcosa o per qualcuno (mi fici ‘i mi zargarìu)

Zenniàri

scherzare

Zìrrumbicu

calabrone

Zzipàngulu

anguria (dal greco “kepanguron“).

Zzìmba

porcile, recinto dove si tengono i maiali

Zzìmbaru

becco, maschio della capra (dal greco xìmaros)

Zzìtu

fidanzato

 

 

 

.