Salvatore Iacopino | Famiglia Iacopino di Palizzi
Iacopino, Palizzi, Zavettieri, Callea, S.O.M.S.
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Storia di famiglia, Cap. 11 IL NUOVO SECOLO

Storia di famiglia, Cap. 11 IL NUOVO SECOLO

Eccoci arrivati dunque al Novecento.

Ricordo brevemente che siamo partiti dal mio quintisavolo Pasquale Iacopino, vissuto a fine Settecento a Bagaladi, per passare poi al figlio Tomaso, grazie al quale negli Anni Trenta dell’Ottocento il cognome Iacopino si insediò a Palizzi, espandendosi pochi anni dopo anche nel Casale di Pietrapennata. Dal mio quadrisavolo, Tomaso siamo poi giunti ai suoi due figli, Paolo e Francesco, dai quali si sono sviluppati i due principali rami della famiglia Iacopino di Palizzi. Della discendenza di Paolo abbiamo già detto negli articoli precedenti (vedi in particolare il Capitolo 10) e lo stesso abbiamo fatto a proposito di Francesco (mio trisavolo), riportando anche i dati relativi alla nascita dei suoi figli: NICOLA (1869),   ANTONIO (1873)  e   VINCENZO (1876).

 

Quindi, all’alba del nuovo secolo a Palizzi, insieme ai figli di Paolo Iacopino, gli uomini della quarta generazione, rispetto alla mia, erano i tre figli del mio trisavolo Francesco Iacopino:

NicolaAntonio e Vincenzo,

che nell’anno 1900 avevano rispettivamente 31, 27 e 24 anni.

 

 

 

 

NICOLA Iacopino  e la Società Operaia di Mutuo Soccorso di Palizzi

Proprio in quegli anni, esattamente nel 1897, il nome di Nicola Iacopino, allora ventottenne, figurava tra i debitori della neonata “Società Operaia di Mutuo Soccorso”, costituitasi a Palizzi alcuni anni prima (nel 1893) con l’obiettivo di portare aiuto al ceto operaio. La Sede Sociale ed il Magazzino Cooperativo della Società Operaia erano stati costruiti in via Manganello, su un suolo offerto gratuitamente dal barone Avvocato don Carlo De Blasio.

Dalla lettura dei dispositivi delle sentenze della cosiddetta Giustizia Conciliatrice di Palizzi, apprendiamo, infatti, che in una causa del 1897, intentata dall’allora Presidente don Saverio Crea Naim contro i debitori della Società, figurava anche il mio pro-prozio Iacopino Nicola, di Francesco,  per il mancato pagamento di £.5 di mensili già scaduti.

Ma quale fu il destino della Società Operaia di Palizzi?

Quarant’anni dopo quelle vicende, nel 1937, in virtù di un Atto di Donazione da parte di 14 ex Soci, allineati tra le fila dei Fascisti, la proprietà dello stabile dell’ex Società Operaia passò tra i beni di quel Partito. Quando fu poi sciolto il Partito Fascista, la proprietà fu assunta dalla Società dell’Intendenza di Finanza. Iniziò da allora un lungo periodo di incuria e trascuratezza (cfr. F. Plutino, op. cit.).

Per molte generazioni, inclusa la mia, le vecchie mura di quei due grandi saloni, da tutti in Paese chiamati “La Società”, hanno fatto da cornice ai giochi vandalici dei ragazzini del paese, che l’hanno ridotta a un vecchio rudere. Soltanto in anni recenti l’Amministrazione Comunale di Palizzi ha provvedendo al restauro della vecchia “Società”.

ANTONIO Iacopino sposa Lucrezia Zavettieri, vedova Saladino

Dei tre fratelli Iacopino, il primo a sposarsi fu il mio bisnonno, Antonio.

Erano le cinque e un quarto del pomeriggio del 15 settembre 1901, quando davanti al  Sindaco di Palizzi, Alberti Nicola, Ufficiale di Stato Civile, comparvero il ventisettenne Antonio e la trentatreenne Lucrezia Zavettieri, vedova Saladino,  per fare richiesta delle Pubblicazioni di matrimonio. Testimoni dell’Atto furono Iero Fortunato, di anni 58, proprietario, e Lucianò Giuseppe di anni 30, proprietario.

Come da prassi, le Pubblicazioni furono affisse nelle tre domeniche successive e così, presso la Casa Comunale di Palizzi, il mattino del 28 ottobre 1901, alle ore nove e minuti dieci,  si poté celebrare il matrimonio tra Antonio e Lucrezia. Testimoni di nozze furono: Bruno Monoriti, di anni ventinove, possidente, e Saverio Manglaviti, di anni trenta, calzolaio.

La mia bisnonna, Lucrezia Zavettieri, era nata a Palizzi il 9 settembre 1868, da Giovanni Zavettieri (di Sebastiano), contadino e da Francesca Criseo. (Testimoni all’Atto di nascita erano stati il commerciante Fortunato Fiumanò e il barbiere Francesco Genovese di Antonino).

Quando si sposò con Antonio, Lucrezia era vedova da poco più di quattro anni. Il precedente marito si chiamava Annunziato Saladino, nato a Bova, intorno al 1860.  Il primo matrimonio della giovanissima filatrice, Lucrezia, all’epoca appena quindicenne, era stato celebrato a Palizzi il 14 agosto 1884, davanti al Sindaco Alberti dott. Francesco (Testimoni di quelle prime Nozze erano stati: Antonino Romano, di anni 34,  proprietario e Antonino Genovese, di anni 70, sarto).

Annunziato Saladino era morto, lasciando vedova Lucrezia, il 17 gennaio 1897.  Con lui Lucrezia aveva avuto tre figlie, Anna Carmela, morta prima ancora di  compiere un anno (11.09.1895 –  28.08.1896), prima della quale c’erano state:  Francesca, nata il 29 agosto 1888 e Saveria, nata il 24 maggio 1891, le quali, con il secondo matrimonio della madre, entrarono a far parte della neonata famiglia del mio bisnonno, Antonio Iacopino.

Matrimonio di Nicola con Giuseppa Callea

Al matrimonio di Antonio, seguì di poco quello del fratello maggiore, Nicola.

Il 17 novembre 1901, appena venti giorni dopo il matrimonio di Antonio e Lucrezia, l’Ufficiale di Stato Civile del Comune di Palizzi ricevette la richiesta di Pubblicazioni per il Matrimonio di Nicola Iacopino con Giuseppa Callea, nata a Palizzi il 28 settembre 1879. La richiesta fu fatta dai rispettivi genitori, Francesco Iacopino e Francesco Callea. La madre della ventiduenne futura sposa si chiamava Anna Scopelliti, contadina. Terminato, il 5 dicembre,  il periodo di Pubblicazioni, per sposarsi i giovani promessi attesero che passassero le festività natalizie. Il matrimonio tra Nicola Iacopino e Giuseppa Callea fu quindi celebrato il giorno 11 gennaio 1902. Testimoni furono il calzolaio Saverio Margariti (di anni 30) e il mugnaio Filippo Marcianò (di anni 32). Nicola e Giuseppa andarono a vivere in Via Manganello.

 

Con Giuseppa Callea, Nicola ebbe due figlie, nessuna delle quali però visse a lungo, e uguale sorte toccò ben presto alla stessa madre.

  • La prima figlia nacque il 15 novembre 1902. Le fu imposto il nome Anna Maria (testimoni: Domenico Altomonte, 55 anni, proprietario, e Domenico Monoriti, 45 anni, sarto). Passò però appena un mese e il 17 dicembre 1902, alle ore quattro di notte, la bambina morì. La denuncia in Comune dell’avvenuta morte della piccola fu fatta dal trentaseienne Stefano Morello e dal   trentasettenne Domenico Autelitanto, amici di famiglia e vicini di casa.

 

  • Esattamente un anno dopo, il 28 novembre 1903, nella casa in via Manganello, Giuseppa partorì la seconda figlia, alla quale fu dato nome Francesca Maria. Insieme ai due testimoni dell’Atto, il ventinovenne Antonio Cristiano, muratore e il cinquantunenne Giovanni Violi, possidente, la denuncia di nascita in Comune fu fatta dal papà, Nicola, ben quattro giorni dopo la nascita.

 

Evidentemente Nicola – tra l’altro, appena rientrato da una breve esperienza migratoria in America – aveva ben altri problemi in quei giorni. Pare, infatti, che la sua giovane moglie sia morta proprio in quei giorni per le conseguenze del parto (purtroppo non dispongo ancora dell’atto di morte di Giuseppa e quindi ne ignoro la data esatta, ma della sua morte prematura non vi è alcun dubbio!). Come se non bastasse, anche la bambina, che dopo la morte della madre era stata mandata a vivere con la nonna materna, morì in tenerissima età.

 

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