Salvatore Iacopino | Famiglia Iacopino di Palizzi
Iacopino, Palizzi, Bagaladi, Genealogia
1811
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Storia di famiglia Cap. 4. Arrivo a Palizzi

Palizzi. Famiglia Iacopino

Storia di famiglia Cap. 4. Arrivo a Palizzi

Tommaso sposa in seconde nozze Bruna Profazio e si stabilisce a Palizzi

Morta la moglie (Nunzia Sideri) in così giovane età, il mio quadrisavolo, Tommaso Iacopino,  si ritrovò da solo e con tre figli piccoli cui badare: Bruna di anni 4, Pasquale di anni 3 e Francesco di anni 1.  Non è però tramite loro che si costruisce quel filo genealogico che arriva fino a me,  bensì attraverso uno dei figli che Tomaso avrà in seguito alle sue seconde nozze.

Non trascorse, infatti, neppure un anno dalla morte di Annunziata che Tomaso si risposò e lo fece con una donna della Terra di Palizzi, dove stabilì la sua residenza definitiva.

Fino ai primi anni dell’Ottocento il Comune di Palizzi e la frazione di Pietrapennata venivano indicati come “Terra di Palizzi con suo Casale di Pietrapennata”.

Il termine “Terra di..” era usato per tutti i Comuni, mentre riferendosi all’Ente Comune in senso proprio si usava ancora il termine “Università”.   A capo dell’Amministrazione comunale vi era il Sindaco, coadiuvato da un Primo e un Secondo Eletto. Sindaco ed Eletti erano gli organi esecutivi del Decurionato.

Fu allora, dunque, che iniziò la presenza della mia famiglia a Palizzi.

Quel luogo che da ragazzo consideravo essere la patria della mia famiglia praticamente da sempre, non lo è che da sei generazioni, inclusa la mia e cioè appunto dai primi anni Trenta dell’Ottocento, quando in quella  Terra di Palizzi vi si stabilì il mio quadrisavolo Tomaso, figlio di Pasquale, proveniente dalla Terra di Bagaladi.

Ecco come appariva Palizzi in un disegno fatto dal famoso Edward Lear in occasione del suo viaggio in Calabria del 1847.

Sul diario Lear annotava:

Palizzi. Famiglia Iacopino

<<[…] Mentre il momento per la nostra sosta di mezzogiorno stava per avvicinarsi, e il caldo cominciava ad essere fastidioso, siamo giunti in vista di Palizzi, un paese molto strano, costruito attorno a una roccia isolata, dominante una delle tante strette vallate aperte al mare. Venendo, come noi abbiamo fatto, dall’altopiano, siamo arrivati al di sopra di Palizzi, il cui castello è visibile solo dal lato nord, così, per arrivare al livello del fiume ed alla parte bassa dell’abitato, è necessario discendere una scala perfetta fra case e pergolati, aggruppati nel vero stile calabrese fra sporgenze coperte di cactus da una roccia all’altra dove sembravano crescere. Nessun posto più selvaggio né più straordinario di Palizzi può attirare l’occhio di un artista>>. Journals of a Landscape Painter in Southern Calabria, diario del viaggio calabrese pubblicato a Londra nel 1852

Negli anni in cui Tomaso vi arrivò, Palizzi aveva una popolazione di poco più di 1600 anime. Certo che il numero modesto di abitanti non sembra rendere ragione dell’attività e del fermento religioso presente in quella terra, che portò qualcuno a definire Palizzi, una Piccola Tebaide.  Nel territorio di Palizzi, infatti, vi erano stati un importante Monastero basiliano, un Convento di frati minori e numerose Chiese.

 

Fu nella principale Chiesa della Terra di Palizzi, la Chiesa Matrice di Sant’Anna, che Tomaso si sposò nell’estate del 1834.

La nuova moglie di Tomaso si chiamava Bruna Anna Profazio.

Secondo quanto certificato negli Allegati di Matrimonio dal Cancelliere comunale di Palizzi, Lucianò, la nomata Bruna, Anna era nata il 24 Aprile 1817. I genitori di Bruna, entrambi di Palizzi, erano Francesco Profazio, di professione massaro e Caterina Ajello.  All’epoca, il cognome Profazio era molto diffuso nel Comune di Palizzi, che proprio dalla famiglia Profazio ricevette molti esponenti di rilievo.

MATRIMONIO di Tomaso e Bruna

La Solenne Promessa di Matrimonio fra “Tomaso Iacopino, di anni trentadue, nato in Bagaladi, di professione Ferraio, domiciliato in Palizzi […] e Bruna Profazio, di anni diciassette, nata e domiciliata in Palizzi  era stata affissa  il dì 27, giorno di Domenica, del mese di Luglio, sulla porta della Casa Comunale di Palizzi.

L’antica Casa Comunale, ancora oggi esistente come abitazione privata, si trovava tra la Rocca di Coppulina e l’attuale abitazione della famiglia Plutino. Composta da quattro stanze, disposte su due piani e adibite sotto a Caserma e sopra a Cancelleria Comunale, resterà funzionante fino al 1910, quando gli Uffici Comunali cominceranno ad essere trasferiti da una casa privata all’altra.[1]

[1]    Cfr. Fortunato Plutino, La terra di Palizzi, ed. Rexodes Magna Grecia, Reggio Calabria, 2000, p.488

E proprio presso tale Casa Comunale, il giorno 19 Agosto, alle ore 20.00,  Tomaso e Bruna, accompagnati da quattro testimoni, si presentarono davanti allo “Ufficiale” dello stato civile, Stefano Garipoli, per “ricevere la loro solenne promessa di celebrare avanti alla Chiesa secondo le forme prescritte dal Sacro Concilio di Trento, il matrimonio tra essi loro progettato”.

La celebrazione religiosa del Matrimonio si tenne in Palizzi, il 25 Agosto 1834, nella Chiesa Matrice di Sant’Anna, alla presenza dei testimoni Pietro Musitano e Saverio Callea. I testimoni del rito civile (tutti crocesegnati in fondo all’atto, perché analfabeti) furono: Pietro Triveri, di anni sessantatre, Giacinto Moio, di anni cinquanta, Giuseppe Pr…(Priolo?), di anni cinquantasei e Giansimone Profazio, di anni trenta.

Ad eccezione di Pietro Triveri che faceva il massaro, la professione di tutti gli altri testimoni era quella di bracciale (bracciante).

Il termine massaro nell’Italia centro-meridionale indicava il Fattore che presiede all’amministrazione e coltivazione di poderi o che dirige un’azienda pastorizia. Solitamente il massaro era anche possidente sia di animali che di attrezzi per lavorare i terreni. Il termine “bracciale” invece si riferisce a ciò che oggi indicheremmo come “bracciante” agricolo.

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