Salvatore Iacopino | Famiglia Iacopino di Palizzi
Iacopino, Palizzi, Bagaladi, Genealogia
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Storia di famiglia, Cap. 8. Francesco e i suoi tre figli

Storia di famiglia, Cap. 8. Francesco e i suoi tre figli

FRANCESCO IACOPINO (1842)  e  Anna Potortì

Veniamo adesso a Francesco Iacopino, mio trisavolo, più piccolo del fratello Paolo di circa 5 anni: nacque, infatti, il 26 aprile 1842.

All’età di 26 anni Francesco si unì in matrimonio con la trentunenne Anna Potortì. Erano le ore 13 di domenica 6 agosto 1868 quando nella Casa Comunale di Palizzi, dinnanzi al  Sindaco e Ufficiale dello stato civile, Giuseppe Vittrici,  comparvero Francesco Iacopino, celibe, di anni ventisei, Ferraio, residente a Palizzi, figlio del defunto Tommaso e di Bruna Profazio, filatrice, residente a Palizzi, e Anna Potorì di anni 31, nubile, bracciante, residente a Palizzi, figlia di Nicola, bracciante, residente a Palizzi e della defunta Antonia Romeo, per richiedere formalmente di procedere alla celebrazione del matrimonio tra loro progettato, giunte le due pubblicazioni eseguite nei giorni ventisei del mese di aprile, e tre maggio.

Testimoni furono il ventitreenne, calzolaio, Antonio Autolitano, di Francesco, e Saverio Corso, di Demetrio, sarto, di anni trentatre, ambedue residenti a Palizzi.

Sulla base di una vecchia ricerca da me condotta negli Archivi Parrocchiali di Palizzi, la celebrazione canonica dovrebbe essersi svolta il 31 Marzo 1876 nella chiesa di Palizzi, ma è ancora da confermare.

 

Nascita del figlio NICOLA (1869)

Esattamente nove mesi dopo, il 25 Aprile 1869, nacque il primo figlio di Francesco e Anna. Il piccolo fu chiamato Nicola, come il nonno materno, Nicola Potortì. Davanti a Giuseppe Vittrici, Sindaco e Ufficiale dello Stati Civile, Francesco si recò con i testimoni Antonino Parasporo del fu Leone, beccaio, di anni 56 e Francesco Genovese di Antonino, di anni trenta, barbiere.

 

 

Nascita e morte della figlia BRUNA (1871 – 1873)

Due anni più tardi, Francesco, la cui professione adesso annotata fu quella di “fatigatore”, si presentò in Comune per registrare la nascita, avvenuta il 12 marzo 1871, di una figlia cui impose il nome Bruna. Testimoni dell’Atto furono: Domenico Stilo, civile e Antonio Autelitano, calzolaio.

Purtroppo questa bambina ebbe vita breve: morì, infatti, all’età di 2 anni, l’8 marzo 1873, alle ore 16.00. La denuncia di morte della piccola al Sindaco, Barone Francesco Nesci, fu fatta il giorno seguente al decesso dallo zio paterno Paolo Iacopino e da Antonio Ferrari, massaro.

 

 

Nascita del figlio ANTONIO (1873)

Pochi anni dopo, in casa di Francesco Iacopino arrivò un altro figlio maschio, il mio bis-nonno. Antonio nacque alle ore quattro del mattino del 4 ottobre 1873.

L’anno milleottocentosettantatre  addì sei del mese di ottobre nella Casa Comunale di Palizzi, Provincia di Reggio Calabria, alle ore ventuno, davanti di me Francesco Barone Nesci, Sindaco Ufficiale dello stato civile, è comparso Francesco Iacopino, fu Tommaso, contadino, residente a Palizzi, il quale mi presenta un bambino di sesso maschile, alla presenza dei testimoni Francesco Genovese, di Antonino, di anni trentaquattro ed Antonino Callea fu Pietro, di anni sessanta, ambedue sagristani, residenti a Palizzi, nato il giorno quattro detto mese, alle ore quattro antimeridiani, dalla di lui legittima moglie Anna Potortì, reggitrice di casa, con esso dimorante, nato nella sua abitazione sita in Palizzi, al quale gli ha imposto il nome di Antonio, e dopo lettura data si è da me firmato e non dal dichiarante e testimoni perché analfabeti. L’ufficiale Civile, Francesco Nesci.

 

 

Nascita del figlio VINCENZO (1876)

L’ultimo figlio di Francesco e Anna nacque  il 26 novembre 1876 e fu chiamato Vincenzo. La denuncia di nascita fu raccolta dal segretario Comunale delegato, Giuseppe Lucianò. Testimoni furono Antonino Callea, fu Pietro e Francesco Genovese, di Antonino, barbiere.

La costruzione della Strada

Proprio in quegli anni, esattamente nel 1875, a Palizzi iniziò  la vicenda relativa alla costruzione della Strada per congiungere il Paese alla Marina. “Nacquero allora delle controversie tra chi sosteneva il passaggio per Bonomo, abbracciando la parte più vista delle campagne coltivate, e chi suggeriva di passare per la zona delle Pirarelle, attraverso campagne sterili”. A spingere verso questa seconda soluzione vi era il Barone d. Ferdinando De Blasio, proprietario degli uliveti e delle piantagioni di fichi d’india in contrada Vignòla. E naturalmente fu proprio d. Ferdinando a spuntarla e ad ipotecare così il futuro tracciato della rotabile, attraverso un percorso fatto di curve e tornanti da capogiro.  Cfr. Fortunato Plutino, op. cit., p.511.

Il fondo in località Altarìna e la costruzione del Cimitero

Dunque, a Palizzi, tra gli anni ’60 e gli anni ’80 dell’Ottocento, il mio trisavolo Francesco e suo fratello Paolo vedevano crescere le loro rispettive famiglie, con l’arrivo di numerosi figli.

Nel 1878, i nomi di Francesco e di Paolo, li troviamo citati nell’ambito dell’intricata questione demaniale, che non riguardò soltanto i “grandi usurpatori”, come i baroni De Blasio, i Cavalieri Nesci e altri Signori, ma anche piccoli cittadini, occupatori illegittimi di terre reclamate dal demanio.

La questione demaniale si era aperta con le leggi abolitive della feudalità e dei benefici ecclesiastici, introdotte nel Regno di Napoli a partire dal 1806, e aveva visto contrapporsi il Comune di Palizzi agli “usurpatori” del suo demanio.

 

Nell’ambito della Causa legale intentata dal Comune di Palizzi contro i De Blasio ed altre persone, i nomi di Francesco e Paolo Iacopino figurano nell’elenco di quei cittadini di Palizzi che si conciliarono (Cfr. Fortunato Plutino, op. cit., p.674) ossia che si sottoposero al pagamento del Canone perpetuo, attraverso la stipula di un “Atto di Conciliazione”, che dava loro il diritto, anche ereditario, di godere dei frutti di un determinato fondo. La Causa demaniale si tenne l’11 dicembre 1878 e tanto Francesco quanto Paolo conciliarono, ciascuno, un fondo in località Altarina.

Il fondo in questione, si trovava nei pressi di quella stessa località che appena sette anni prima era stata designata per la costruzione del cimitero, sebbene nulla ancora era stato fatto. Abbiamo già visto come il progetto del 1839, che affrontava la questione della costruzione del cimitero, sia pure con quasi trent’anni di ritardo dall’entrata in vigore delle leggi napoleoniche, fosse rimasto sulla carta. Ancora nel 1861, infatti, il nuovo Ufficio di Prefettura aveva ripetutamente richiamato il Sindaco di Palizzi all’adempimento dell’obbligo. Si dovette arrivare al 1871 perché il Consiglio Comunale designasse l’area prescelta per la costruzione del cimitero all’estremità superiore del cosiddetto Vallone Grande, Forestola di S. Angelo, nei fondarelli di Caristo e Marino.  La gara di appalto fu indetta nel 1875, ma andò deserta.

Finalmente, nel 1883, sotto l’incalzare delle proteste dei cittadini per il fetore emanato dai cadaveri della Chiesa di S. Sebastiano, il Comune provvedeva, con la spesa di lire 500, a far recintare, parte con muro e parte con sipàla,  l’area designata per la costruzione del cimitero. Il primo ad esser sotterrato lassù al Camposanto dell’Altarìna, dentro una fossa profonda sette palmi, fu d. Giacomo Longordo, ex amministratore del Barone De Blasio (Ibidem)

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