Salvatore Iacopino | F
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Fàina tralcio verde della vite
Farcigghjùni falcetto
Fardàli grembiule
Fascèddha contenitore per la ricotta
Ferrufilàtu fil di ferro
Fètu  puzza
Fetùsu sporco, sudicio, schifoso; in senso figurato, qualcuno con un caratteraccio e inaffidabile
Fezza Feccia, deposito di colore rosso scuro, che si forma sul fondo delle botti man mano che il vino diventa chiaro.
Fica (plur.) fichi, i frutti. Molto usati, anche perché gustosi e ricchi di zuccheri, i  fichi secchi. Le nonne usavano tenere spesso “na para ‘i fica” nella tasca del grembiule, da offrire come dono o ricompensa a qualche bravo ragazzino.
Ficàra albero dei fichi
Ficaràzzu fico d’india. Ricchissimi di zucchero e vitamine, i ficaràzzi erano usati sia per l’alimentazione umana sia come foraggio per i maiali. Oltre che freschi, si consumavano cotti, dopo essere stati infornati e conservati per l’inverno.
Fìddhiári strappare a mani nude le erbacce infestanti e dannose tra le piantine di grano o tra le viti.
Filasdràppu nastro autoadesivo di cellulosa, trasparente, scotch.
Filèttu schiena
Firriàri andare correndo  (aundi vai  firriàndu?)
Fòrgia bottega del ferro battuto
Forgiaru chi lavora alla forgia, fabbro, maniscalco.
Folèa nido d’uccello (dal gr. Φωλέα)
Forcìna molletta per capelli
Fràcitu marcio, guasto, putrefatto.
Fracàssu  1) attrezzo usato dal muratore per levigare gli intonaci; 2) rumore assordante, frastuono.
Fratta blatta
Frevi febbre
Fricàri  rubare (mi fricaru tutt’u vinu ‘sti cornuti!, mi hanno rubato tutto il vino questi cornuti); ingannare (mi fici fricàri com’u ‘nu fissa!, mi sono fatto fregare come un fesso!)
Frijìri friggere
Frìttuli piatto tipico fatto con le parti di scarto del maiale, con e senza osso.  La preparazione era un’operazione lunga e laboriosa. Sistemata a terra la caldaia di rame, si distribuiva intorno al suo bordo uno strato di cenere, con sopra delle braci,  senza però che le stesse venissero a contatto con il recipiente. Dopodiché si versavano nel fondo della caldaia alcuni litri d’acqua, già salata, e le parti molli e grasse del maiale. Dopo qualche ora, si rinforzava la brace e si aggiungevano le ossa lunghe. Ancora un paio d’ore e si potevano aggiungere le ‘scorze’ di pelle, le orecchie e i piedi. In seguito, si toglievano le parti di pelle e si aggiungevano le ossa corte e le scapole. Dopo un tempo totale di cottura che variava mediamente dalle 7 alle 10 ore, finalmente si criscìvinu i frittuli ossia  si tiravano fuori i vari pezzi di frittole, aiutandosi con un forchettone e una pala di legno. Tolti ad uno ad uno tutti i pezzi, nel fondo della caldaia restavano frammenti di muscoli, di grasso, di pelle (i curcucia), che, lasciati un po’ lì a raffreddare, venivano poi raccolti in appositi recipienti e ricoperti di un sottile strato di strutto (sajìmi) per la conservazione.
Frivàru febbraio
Fuddhìttu creatura leggendaria dal carattere bizzarro e burlone (spirito folletto)
Fujìri correre
Fujitìna fuga d’amore di due innamorati per superare il diniego dei genitori, che si concludeva, quasi sempre, con le nozze legali.
Fujùna faina
Fumèri letame, concime animale (dal francese  fumier, letame).
Furcàli tridente
Furiàri scacciare, mandar via (furìalu mi si ndivài!)