Salvatore Iacopino | P
3709
page-template-default,page,page-id-3709,ajax_fade,page_not_loaded,,qode_grid_1300,footer_responsive_adv,transparent_content,qode-theme-ver-13.8,qode-theme-bridge,disabled_footer_bottom,wpb-js-composer js-comp-ver-6.7.0,vc_responsive

P

MENU DIZIONARIO
 
Pacchjanàta cosa di cattivo gusto, buffonata.
Paccijàri impazzire, andare fuori di senno, non comprendere; agire in modo inusuale.
 
Paddhècu rozzo (dal greco pidekos, babbuino)
Pagghjàru pagliaio
Palizzi Sono state avanzate diverse ipotesi sull’origine del nome Palizzi. Non sapendo se qualcuna di esse sia stata confermata da fonti storiche, ne elenco le principali.

Il nome Palizzi potrebbe derivare etimologicamente dal greco Politsion, diminutivo di Polis (città), che già in epoca normanna veniva latinizzato in Politium; oppure da polìscin (luogo ombroso).  Alcuni invece lo fanno originare  dalla voce  Palatium  (palazzo), riferito  al  castello, mentre secondo altri deriverebbe  dal nome della potente famiglia Palizzi di Messina, la  quale  poté avere il dominio  feudale  in  questo luogo.  Esiste infine un’altra versione, secondo la quale il nome del paese deriverebbe da quello dell’antico  monastero di Sant’Ippolito,  comunemente  detto Politium, che un tempo sorgeva a Palizzi. Lo sviluppo del nome avrebbe quindi seguito le varie realtà politico-linguistiche, presentandosi, nell’arco di sette secoli,  con   cinque denominazioni  diverse:  partendo dall’VIII sec. con “Ippolitos”,  probabilmente  nome  del  convento  all’atto della sua fondazione, si sarebbe andato avanti nei secoli attraverso Ippolitium (IX-X),  Politium (X-XI),  Paliti (XII-XV) fino a “Palizzi”, nome usato dal XV sec. in avanti.

Pallunàru  millantatore, contafrottole, colui che le spara grosse.
Pàmpula bolla, vescichetta che si crea sulla pelle dopo una scottatura
Panàru paniere, cesto di vimini, per la raccolta e il trasporto di frutti e simili.
Panìculu pannocchia di mais
Pannìzzu pannolino in tela lavabile, usato prima dell’arrivo di quelli usa e getta.
Papèllu documento, lettera, rapporto. Il termine era usato solo in senso figurato, come “discorso lungo, noioso e spesso inutile (U professuri, mi fici ‘nu papellu, chi non finìa cchjiù!)
Paràggiu coetaneo; più raramente anche nel significato di ‘uguale’.
Pardèi appellativo dato agli abitanti di Pietrapennata, cui si aggiunse in seguito quello di  “zangrèi” (v. Zangrèu).  Il termine “pardèi”, secondo alcuni, significherebbe “profughi”.
Parinchìri riempire (lo stesso che “jinchìri”)
Parra  (‘a parra): il linguaggio, la parlata, il dialetto.
Pascìri  mangiare, nutrire, pascolare.
Pascùni  la scampagnata “fuori porta” del lunedì di Pasquetta.
Perciàri forare (dal francese percer),  perciàtu: forato, bucato
Persicàra pesco
Petrùddhi  uova di uccelletti, quali passeri, pettirossi, ecc..
Petrusìnu prezzemolo (dal greco petrosèlinon)
Pettinìssa ferma capelli: particolare tipo di pettine a quattro o cinque denti, adoperato dalle donne per fissare i capelli dietro la testa.
Pezzàra stuoia
Pica uccello passeriforme, ghiandaia.
Pìcciu il termine era usato con i due distinti significati di “piagnisteo”” e “seccatura”. La persona che faceva u picciu era una persona che faceva un lamento incessante e noioso, un continuo piagnisteo, appunto (E finiscila cu ‘ssu picciu!); la persona che (detto prevalentemente in forma plurale) aveva tanti picci,  era una persona che aveva molte seccature e preoccupazioni (Si sapivi chi picci ndàju ntà testa…).
Pìcciulu piccolo, non ancora (o poco) cresciuto.
Pichèlla tipo di zappa
Pignàta pentola per cucinare sul fuoco vivo
Pìgula rapace notturno; si dice anche di persona che parla in continuazione. Non mi pare invece che a Palizzi Pigula fosse usato anche negli altri significati che pure il termine ha in altre zone delle Calabria: persona che sentenzia disgrazie oppure persona che si lamenta in modo eccessivo per ogni minima cosa.
Pila soldi, denaro (caccia a pila!: fuori i soldi!)
Pinnulàri ciglia
Pipi plr. peperoni.
Pipi i grasta (o pipèddhu) peperoncino piccante.
Pipìta persona che parla in continuazione, oggi si direbbe logorroica.
Pipitùni uccello notturno simile all’upupa; in senso figurato, il termine era usato per indicare una persona sciocca, stupida, di limitate capacità intellettive
Piràra pero
Piritàri scorreggiare.
Pìritu peto, scorreggia.
Pirùni bastoncino di legno
Pirunèddhu bastoncino di legno usato per tappare il buco fatto nelle botti per spillare e assaggiare il vino (anche spinnozza).
Pisciàzza orina
Piasciolettaru
Tarassaco, fiore perenne che sboccia in primavera sui prati incolti. Il nome (piscialettu), in relazione al suo utilizzo erboristico / medicinale, potrebbe derivare dalle sue caratteristiche diuretiche.
Piscistòccu  stoccafisso
Pitacùni piccolo; invariante nella forma plurale: i pitacùni
Pitta pizza bianca
Pittàra pianta del fico d’india, dalle cui pale nascono i ficaràzzi.
Pittèddha  appiattito, appiattellato (catti e si fici pitteddha!).
Porcarùsu sporco, sudicio; in senso figurato, persona dai modi volgari.
Porcèddhu maiale
Portugàllu arancia
Posèri  avant’ ieri
Ppojàri in senso proprio, appoggiare, posare; in senso figurato, fare un breve riposo o mettersi a dormire (Vaju e mi ppòjiu ‘nu pocu!  Vado a mettermi giù un po’!) | U nonnu è ancora ppojàtu o si jàrzàu?, Il nonno è ancora a letto o si è già alzato? )
Praca a) roccia piatta e liscia di grandi dimensioni, solitamente su terreno scosceso; b) lastra sottile di pietra, che, tenuta sollevata con un legnetto su una fossetta del terreno, serviva a catturare gli uccelli.
Prejàrsi felicitarsi, gioire.
Prèju gioia (Ampèna ti vitti rrivàri, to’ mamma si prejàu!, appena ti ha visto arrivare, tua madre ha esultato di gioia).
Prena gravida, in cinta.
Prèscia fretta (A gatta prescialòra faci i gattareddhi orbi!)
Pretàli dolcetti di pasta frolla, principalmente a forma di  mezzaluna, ripiene di frutta secca, vino cotto e fichi. Erano i dolci tipici natalizi di Palizzi e dintorni.
Projinàru però selvatico, i cui piccoli frutti danno un ottimo distillato d grappa.
Promentìnu frutto che arriva prima, che matura in anticipo, precoce, primizia.
Prosu culo, fortuna.
Prunàra albero delle prugne
Prunìa toponimo il cui nome originario pare sia stato Rocca delle Pinnate;  avrebbe rappresentato il luogo di primo insediamento degli abitanti di Pietrapennata.
Pruppa polpa
Puddhèddha gallinella
Puddhìa termine generico per indicare gli uccelli (sing. puddhìu)
Puddhicinèddhu pulcino
Pugnètta  atto della masturbazione maschile, sega.
Pùlici (U’ pùlici) la pulce.
Puma mela
Pumàra  albero delle mele.
Punturàta forte dolore improvviso in una parte del corpo, di brevissima durata, ma violento e pungente.
Pupu pupo; il termine è usato soprattutto al femminile, pupa, col significato di ‘bambola’.
Putìhga bottega, solitamente quella di generi alimentari.